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Dossier Donne dell’Inail

Il tragitto di andata e ritorno dal luogo di lavoro continua a rappresentare un rischio per le lavoratrici: come emerge dall’analisi sulle caratteristiche del fenomeno infortunistico e tecnopatico condotta dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Inail sui dati consolidati del 2017, l’incidenza degli infortuni in itinere è molto più elevata rispetto ai lavoratori, sia in valore assoluto (52.823 casi contro 48.714) sia in percentuale (22,9% contro 11,9%). Un primato ancora più grave se si considerano le denunce di casi mortali: anche nel 2017 tra le donne più di un decesso su due (52,3%) è avvenuto sulla strada, mentre per gli uomini il rapporto è stato pari a circa uno su quattro (24,2%). Il trend trova conferma anche nei primi dati del 2018, ancora provvisori, che hanno registrato una quota di decessi in itinere per le donne pari al 53% del totale (55 su 104).

Stabili le denunce di infortunio. Sono state 231.067 le denunce pervenute all’Istituto per infortuni sul lavoro avvenuti nel 2017 che hanno riguardato le donne nelle tre gestioni principali (Agricoltura, Industria e servizi, conto Stato), e restano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente, con un incremento pari allo 0,3%. A queste si aggiungono le 47 del settore Navigazione e le 405 della gestione autonoma casalinghe. I casi mortali denunciati che hanno coinvolto lavoratrici sono stati 111 (tre in più rispetto al 2016), 65 dei quali riconosciuti positivamente dall’Istituto. Nessuna denuncia per eventi mortali è stata registrata nel settore Navigazione, mentre delle tre denunce che hanno interessato le casalinghe nel 2017, due casi sono stati accertati positivamente.

In diminuzione il trend nel quinquennio 2013-2017. Tra il 2013 e il 2017 le denunce di infortunio sono diminuite nel complesso del 7,7%. A fronte di un aumento dell’1,6% dell’occupazione femminile, le denunce delle lavoratrici sono diminuite del 5,8%, mentre per i lavoratori la riduzione è stata dell’8,8%. Nello stesso periodo l’incidenza delle donne sul totale degli infortuni è salita dal 35,3% al 36,0%. Solo cinque in meno, invece, dalle 116 del 2013 alle 111 del 2017 (-4,3%) le denunce di infortunio con esito mortale per le lavoratrici, mentre la diminuzione rilevata per i lavoratori nello stesso arco temporale è stata del 10%.

I primi dati del 2018. Per quanto riguarda le denunce di infortunio sul lavoro presentate nel corso del 2018, dai dati, ancora provvisori, pubblicati nella sezione Open data del portale dell’Inail, emerge un aumento complessivo dello 0,9% rispetto al 2017, da 635.433 a 641.261 (i dati sono rilevati al 31 dicembre di ciascun anno per omogeneità di confronto). Ma se per i lavoratori c’è stato un aumento più consistente (+1,4%), l’incremento per le lavoratrici è stato molto leggero (+0,1%). Le denunce con esito mortale, invece, sono state nel complesso 104 in più (+10,1%), dalle 1.029 del 2017 alle 1.133 del 2018, e anche in questo caso il primato è degli uomini (da 927 a 1.029 denunce) a fronte del dato femminile che passa da 102 a 104.

Colf e badanti le più a rischio infortunio. Se gli infortuni femminili si concentrano per oltre la metà al Nord (60,2%), seguito dal Centro (20,8%) e dal Mezzogiorno (19%) per i casi mortali, le regioni meridionali salgono al secondo posto con una percentuale del 31,5% a fronte del 45,1% di quelle settentrionali e al 23,4% dell’area centrale della penisola. Le lavoratrici più a rischio sono quelle del settore dei servizi domestici e familiari (colf e badanti), con un’incidenza di infortuni dell’89% sul totale delle denunce del settore, seguito da sanità e assistenza sociale (73,8%) e dal confezionamento di articoli di abbigliamento (69,1%), mentre nei settori più rischiosi dell’industria si scende fino al 2,8% rilevato nelle costruzioni. Per quanto riguarda le fasce di età, la più colpita è quella tra i 50 e i 54 anni, con 33.068 casi (+0,3% rispetto al 2016) e rappresenta il 14,3% di tutti gli infortuni al femminile.

Per le donne cadute più frequenti. La prima causa di infortunio per le donne è la caduta (30,5% sul totale dei casi codificati), mentre per gli uomini è la seconda (21%), seguita dai movimenti del corpo senza sforzo fisico (21,4%), che, invece, è la terza causa di infortunio per i lavoratori (20,3%). La mano continua ad essere la sede più colpita, anche se per le donne ha un’incidenza inferiore rispetto agli uomini, dovuta al maggior peso assunto per le lavoratrici da caviglia, colonna vertebrale e ginocchio. Contusioni e lussazioni sono le conseguenze più rilevanti degli infortuni sia per gli uomini che per le donne.

Alla Pa il primato femminile delle denunce di malattia professionale. Le lavoratrici, nel 2017, hanno denunciato quasi 15.851 malattie professionali (785 in meno rispetto al 2016), pari al 27,3% delle 58.025 tecnopatie denunciate nel complesso. Il 74% delle denunce si è concentrato nella gestione più grande dell’Industria e servizi (a fronte dell’81,3% delle denunce maschili), il 23,5% nell’Agricoltura e il restante 2,5% nel conto Stato. A causa della forte presenza di donne tra gli occupati di molti settori del pubblico impiego, quest’ultima gestione detiene il primato femminile tra le denunce di malattia professionale (396 casi su 715, pari al 55,4%).

Le patologie più diffuse. A colpire le lavoratrici e i lavoratori sono state soprattutto le malattie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo e quelle del sistema nervoso, che insieme rappresentano il 76,2% delle denunce. Tra le patologie del sistema osteo-muscolare, le più frequenti sono le dorsopatie e i disturbi dei tessuti molli, mentre tra le malattie del sistema nervoso, oltre il 99% è rappresentato dalla sindrome del tunnel carpale. Notevole la differenza tra uomini e donne: le malattie citate rappresentano il 71% delle denunce maschili, e ben il 90,1% di quelle femminili (oltre 14mila delle 15.851 denunce complessive).