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Statali, avanti tutta su 85 euro: soldi in busta

Roma, 20 giu. (AdnKronos) – di Federica Mochi

Non sembra esserci alcun punto di rottura tra governo e sindacati sull’aumento degli 85 euro medi lordi previsti nel rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Secondo quanto apprende l’AdnKronos da fonti sindacali, non c’è alcun dubbio che la somma, uno dei punti cardine dell’accordo raggiunto tra l’Esecutivo e i sindacati il 30 novembre scorso, sia ‘tabellare’ ossia inclusa nella parte fissa dello stipendio e non erogata come premio legato alla performance.

Lo sblocco dei contratti, fermi da 7 anni, è una partita che in termini di cifre si gioca sull’aumento degli 85 euro, come stabilito dall’accordo firmato tra la ministra della Funzione pubblica Marianna Madia e Cgil Cisl e Uil. Dopo l’emanazione dell’atto di indirizzo sui rinnovi contrattuali, l’Aran, l’agenzia che rappresenta le pubbliche amministrazioni italiane nella contrattazione collettiva, dovrebbe convocare a breve le parti per iniziare la trattativa.

Ma se è vero che il confronto rischia di diventare complesso, perché le risorse scarseggiano, come ha sottolineato la stessa Madia qualche mese fa, sindacati e governo non dovrebbero però scontrarsi nella computazione degli 85 euro, che come prevede l’accordo, saranno tabellari. Quanto alle risorse, finora, al rinnovo del contratto degli statali è stata destinata una cifra, che ad oggi non permette di raggiungere gli 85 euro. Per giungere a tale importo è necessario un ulteriore intervento nella prossima legge di bilancio. Risorse, spiegano i sindacati, che sono stimate attorno ai due miliardi di euro, oltre quelle già allocate.

A marzo il Dpcm ha stanziato risorse per 3 anni, ripartite tra il 2016 e il 2018, e che permettono di raggiungere un aumento medio di circa 35 euro. La parte mancante per arrivare a quota 85 euro dovrebbe trovarsi nella prossima legge di bilancio. La partita, da questo punto di vista, è quindi rimandata a ottobre.

Sembra essersi risolta, invece, la questione legata al salario accessorio e ai trattamenti correlati alla performance. La norma sul salario accessorio prevedeva infatti che tutti i trattamenti accessori fossero legati alla performance. Su questo aspetto i sindacati hanno ribadito che non tutta la quota può essere destinata alla performance, ma solo quella variabile. Le cosiddette ‘parti fisse e ricorrenti’, invece, sono quindi escluse. In parole povere, non tutto il salario accessorio va destinato alla performance ma solo la parte variabile.