Investimenti sostenibili 4.0, 448 milioni per le PMI del Mezzogiorno: sportello dal 6 ottobre
Il decreto direttoriale fissa il calendario della nuova edizione della misura: precompilazione delle domande sulla piattaforma Invitalia dal 10 settembre, presentazione dal 6 ottobre. Contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso zero coprono fino al 75 per cento della spesa.
La quarta edizione di Investimenti sostenibili 4.0 ha finalmente le sue date. Il decreto direttoriale del 5 agosto 2026, adottato in attuazione del decreto ministeriale del 18 marzo, ha definito termini e modalità operative per l’accesso alla misura, che mette a disposizione 448 milioni di euro per la trasformazione tecnologica, digitale ed ecologica delle micro, piccole e medie imprese del Mezzogiorno. La compilazione delle domande si apre alle dodici del 10 settembre sulla piattaforma di Invitalia, soggetto gestore per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, mentre lo sportello vero e proprio parte alle dieci del 6 ottobre.
Destinatarie sono le imprese con unità produttiva in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna, cioè le sette regioni meno sviluppate cui è dedicato il Programma nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027, nel cui quadro l’intervento si colloca. Una quota pari al 25 per cento delle risorse, poco più di cento milioni, è riservata alle micro e piccole imprese: è la novità di questa edizione rispetto alle precedenti, pensata per non lasciare l’intera dotazione alle realtà strutturate.
Il pacchetto agevolativo arriva a coprire fino al 75 per cento delle spese ammissibili e combina due strumenti: un contributo a fondo perduto pari al 35 per cento e un finanziamento agevolato a tasso zero pari al 40 per cento, rimborsabile in un massimo di sette anni. I programmi di investimento devono collocarsi tra 750 mila e 5 milioni di euro, una forbice che va letta con attenzione perché la soglia minima definisce di fatto la dimensione dell’impresa che può candidarsi, riserva per le realtà più piccole o meno.
Sul fronte delle spese l’elenco è ampio e riconoscibile da chi ha già lavorato con le misure di Transizione 4.0: macchinari, impianti e attrezzature, software e licenze, certificazioni ambientali, opere murarie entro i limiti stabiliti e servizi di consulenza specialistica ed energetica. Il programma deve puntare alla trasformazione digitale e tecnologica dei processi produttivi attraverso le tecnologie abilitanti del piano Transizione 4.0, ma il peso specifico della valutazione si sposta sulla componente ambientale: sono premiati gli interventi orientati all’economia circolare, quelli che innovano il processo produttivo e quelli che migliorano l’efficienza energetica con una riduzione dei consumi di almeno il cinque per cento.
La procedura merita una lettura attenta perché non è la solita corsa a sportello. Le domande vengono esaminate secondo l’ordine cronologico di presentazione, ma se le risorse non bastano a coprire tutte le istanze ammissibili subentra una graduatoria di merito. In altre parole la tempestività conta, ma non basta da sola a garantire il contributo, e la qualità progettuale resta l’elemento che fa la differenza. Ogni impresa può presentare una sola domanda, con facoltà di ripresentarla se la prima viene respinta al termine dell’istruttoria.
Il meccanismo di invio è a due tempi e va compreso prima di arrivare a ottobre. Dal 10 settembre l’impresa accede alla piattaforma con identità digitale, compila i dati, carica gli allegati, firma digitalmente la domanda e ottiene un codice di predisposizione. Solo il 6 ottobre, inserendo quel codice, può procedere all’invio, che si perfeziona con il rilascio dell’attestazione di presentazione e resta possibile nei giorni lavorativi dalle dieci alle diciassette. Serve inoltre una casella di posta elettronica certificata attiva e iscritta al Registro delle imprese. Chi arriva al 6 ottobre senza aver completato la fase di predisposizione, semplicemente, non è in gara.
Un vincolo da mettere in conto fin dalla progettazione riguarda infine la stabilità dell’insediamento: l’impresa si impegna a non effettuare operazioni di delocalizzazione verso l’unità produttiva agevolata nei due anni precedenti la domanda e fino ai due anni successivi al completamento dell’investimento. Il mese che separa l’apertura della compilazione dall’apertura dello sportello è, a conti fatti, la vera finestra di lavoro: preventivi, perizie e documentazione tecnica vanno chiusi prima, perché il 6 ottobre non ci sarà tempo per rimediare.